Sono oltre 21.000 le organizzazioni di volontariato in Italia: in esse operano continuativamente e gratuitamente più di 800.000 volontari, in maggioranza donne. I dati Istat, rilevati nel biennio 2004-2005, ci informano che le donne prevalgono nei settori assistenziali, sanitari e di cura alla persona, nelle attività educative e formative. Anche nelle reti informali di aiuto (famiglia, amici, vicinato) sono le donne a farsi carico del lavoro di cura verso i bambini, gli anziani, i malati e, più in generale, verso chi ne ha bisogno.
Nella nostra provincia sono molte le associazioni al femminile. Donne che aiutano altre donne, come ci conferma Oliana Maccarini, presidente dell’Associazione Aiuto Donna Uscire dalla Violenza: “La sensibilità femminile coglie nel profondo e diventa solidarietà autentica senza pregiudizi per interagire, entrare in sintonia, dare fiducia e speranza alle donne che sono vittime di violenze e maltrattamenti”.
“Le donne, oggi, hanno voglia di mettersi in gioco e il nostro Paese ha bisogno del loro apporto in tutti i campi”, ci dice Rita Nicoli, presidente del CIF comunale di Bergamo. E proprio il Centro Italiano Femminile ha avviato il progetto, finanziato dalla Provincia, “Essere madre nelle diverse culture”: uno sportello di ascolto e di sostegno aperto il venerdì dalle 15.30 alle 17.00 nella Parrocchia di S. Maria delle Grazie in viale Papa Giovanni XXIII a Bergamo.
Margherita Merlini, presidente del Movimento Apostolico Ciechi, ci racconta la sua esperienza: “La maggior parte dei nostri soci sono donne, eppure una presidente donna crea ancora un certo stupore, come se la donna non fosse capace! Certo, l’impegno è notevole, ma la donna non è alla ricerca di notorietà: ciò che conta per lei è lavorare con passione e impegno. La concretezza femminile lascia parlare i fatti, non le parole”.
Anche nelle situazioni più drammatiche le donne sono in prima linea, come nell’Associazione La Melarancia Onlus, impegnata ad aiutare le ragazze costrette a prostituirsi. Ci racconta Marzia: “Incontriamo donne sofferenti, per lo più adolescenti, che non hanno mai conosciuto una vita normale e sono state private di tutto. In un mondo dominato dal denaro noi proponiamo un modello diverso di relazione basato sull’aiuto, senza volere nulla in cambio, ma offrendo un’opportunità di riscatto per costruire una vita nuova. Come donne sentiamo molto questa missione perché ci domandiamo: poteva capitare a me se fossi nata nella parte “sbagliata” del mondo?”.
Donne che aiutano altre donne, come al Centro di Aiuto alla Vita di Bergamo, guidato da Anna Rava Daini: “Siamo una trentina di volontarie, tutte donne: a chiedere il nostro aiuto sono donne incinte che vengono abbandonate e si ritrovano sole. Noi diamo loro affetto e speranza, perché queste donne hanno bisogno prima di tutto di essere ascoltate, seguite, amate. Diventiamo per loro delle vere amiche e scatta un feeling, un’empatia totale, perché capiamo le loro problematiche: siamo solidali proprio perché sappiamo cosa significa essere donne e madri”.
Un’altra realtà di volontariato tutta al femminile è l’Associazione S. Francesca Romana, composta da oltre 7000 vedove bergamasche e presieduta da Elvira Scaravaggi ved. Turini: “La vedovanza è dolore, sofferenza, solitudine: il nostro compito non è facile, ma nel ministero della consolazione vogliamo farci prossimi a chi sta vivendo quello che anche noi abbiamo passato. Non è facile aprirsi nei momenti difficili della vita, e per questo abbiamo avviato il Progetto Giuditta, un telefono amico a cui tutti si possono rivolgere per avere conforto e sostegno”.
Solidarietà è la parola chiave anche per la Sezione femminile della Croce Rossa Italiana. “Aiutare è il nostro compito”, ci spiega in poche parole Angela Manzoni Giavazzi a nome delle 185 iscritte sul territorio provinciale.
E non ha dubbi sul suo impegnativo ruolo nemmeno Maria Grazia Colombo, presidente nazionale dell’Associazione Genitori Scuole Cattoliche: “Un impegno di volontariato è molto in sintonia con l’essere donna; non diventa un impegno in più, ma un’espressione concreta per vivere la mia vita in tutti i ruoli: moglie, madre, lavoratrice e volontaria con uguale responsabilità, motivazione ed entusiasmo. Sottolineo però che ci vuole serietà, che non vuol dire fatica, ma convinzione: questa cosa mi interessa e mi realizza. E allora il tempo si trova per fare tutto”.
“Essere donna da un lato complica l’esistenza, dall’altro la arricchisce”, è il commento di Edvige Invernici, presidente provinciale dell’Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare Onlus, che aggiunge: “Il bilancio, solitamente, risulta positivo. Essere anche volontaria permette di vivere una dimensione altrettanto complessa e ricca. Quante volte sono tornata a casa stanca, ma consapevole di essere stata d’aiuto alle persone con disabilità, a qualche mamma preoccupata, a un papà disorientato. Ci sono giorni in cui potrei prendere appunti sui mobili, ma la polvere val bene un corso di formazione, un convegno, un confronto ai tavoli in cui si ragiona sulla politiche sociali, una visita a chi vive in difficoltà. Soprattutto se il marito condivide”.
E per fare un esempio di cosa sono capaci le donne, basta citare Mimma Montanelli ed Isa Taramelli Sartori del Comitato di Chirurgia Pediatrica degli Ospedali Riuniti di Bergamo: in pochi anni sono riuscite in una missione che sembrava impossibile, cioè raccogliere milioni di euro per realizzare il reparto di terapia intensiva e subintensiva, poliambulatori specialistici, strumentazioni e Casa Eleonora, una struttura di accoglienza per i bambini malati e le loro famiglie.
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