Martedì, 06 Gennaio 2009 - 21:53

Centro Servizi Bottega del Volontariato

Le buone notizie in pagina


Inviato da Redazione CSV il 23 Dic 2008

Chiamatela pure informazione alternativa. Passa da qui, infatti, tutto ciò che solo di rado sulla stampa tradizionale riesce a ritagliarsi uno spazio dignitoso. Si occupa, per dirla con un giro di parole, delle cosiddette “notizie che non fanno notizia”. Sono le agenzie e i periodici dedicati al disagio e all’impegno sociale; un modo nuovo di fare informazione, che alla televisione preferiscono web e interazione. Redattore sociale è un’agenzia di stampa quotidiana online, la prima in Italia con la duplice finalità di dare notizie e offrire ai suoi abbonati approfondimenti sui temi caldi dell’attualità. Si sviluppa con un notiziario simile a quello delle agenzie tradizionali, ma è arricchito di sezioni, archivi, documentazioni e servizi speciali. E’ qui che le notizie relative al mondo del volontariato trovano spazi adeguati e una visibilità che molto spesso gli altri media non riescono a garantire. “Redattore Sociale – si legge sulla scheda di presentazione del sito internet – intende contribuire, con rigore e puntualità, al miglioramento delle conoscenze da parte dei cittadini, attraverso gli operatori della comunicazione, gli amministratori pubblici, i responsabili della società civile organizzata. Vuole quindi essere un raccordo per tutto ciò che viene prodotto, detto, scritto, realizzato nell’ambito del non profit (volontariato, terzo settore, associazionismo): materiali e contributi spesso disponibili in maniera disorganica, perciò difficilmente accessibili all’informazione, alla cultura, alla politica”. Pensata per l’uso e la consultazione di testate giornalistiche, istituzioni e associazioni, l’agenzia sforna quotidianamente circa 150 lanci, tra notizie, statistiche, schede tematiche e approfondimenti.
Volontario e questioni sociali a 360 gradi, sono al centro anche di Vita, un ampio progetto editoriale nato circa quindici anni fa e che oggi, oltre all’ormai “storico” settimanale (il primo dedicato interamente al non profit), si è arricchito di altre realtà, tra le quali un portale internet con articoli aggiornati, lanci di agenzia in tempo reale, un blog e tante altre pagine di approfondimento. C’è spazio per il volontariato (con una sezione dedicata alle associazioni), ma anche per altri temi di interesse generale. Vita.it si definisce “il primo sociale network interamente dedicato al non profit”, un portale “indipendente” che può contare su una media di 30mila accessi al giorno, quattro milioni di pagine visitate al mese ed oltre centomila iscritti alle newsletter.
L’informazione cambia e si aggiorna: chi si occupa di volontariato, temi sociali e non profit, lo sa bene. E proprio per questo ha scelto la strada dei new media, uno strumento indispensabile per garantire a questi temi lo spazio che si meritano.

La nostra editoria


Inviato da Redazione CSV il 23 Dic 2008

La comunicazione come strumento per farsi conoscere, ma anche per mantenere tesa quella rete che collega le associazioni ai loro iscritti e simpatizzanti. Non si contano le riviste pubblicate nella sola provincia di Bergamo dai gruppi che operano negli ambiti più disparati del volontariato nostrano. L’house organ (termine inglese con cui si chiamano i giornali editi dalle singole associazioni) è diventato per molti un mezzo irrinunciabile per veicolare iniziative e messaggi: più pagine, più colore, più professionalità si sono aggiunti negli anni a quelli che un tempo erano semplici bollettini ciclostilati in proprio da far passare a mano tra amici e conoscenti. Ce ne sono di tutti i formati, soprattutto mensili o trimestrali, a colori e in bianco e nero. Ognuno è diverso dall’altro, ma tutti hanno lo scopo comune di fare da cassa di risonanza alle tante iniziative che altrimenti rischierebbero di rimanere nell’ombra. C’è chi preferisce scrivere soltanto di sé, e chi affronta temi di carattere sociale - che spesso superano i confini del volontariato - per interrogarsi sulle questioni etiche e morali che preoccupano il mondo. E poi c’è chi, oltre al tradizionale “cartaceo”, è già sbarcato su internet e chi invece apre le sue pagine ai lettori, permettendo loro di intervenire, scrivere e confrontarsi, alimentando così altre reti di collaborazioni e conoscenze. Sono decine, se non addirittura centinaia, le riviste che le associazioni distribuiscono e si scambiano, alimentando un settore – quello dell’editoria – dato in affanno, eppure così prolifico, soprattutto in ambito locale.
Ne è un esempio “Il Jolly”, la rivista della Uildm di Bergamo, che da 24 anni informa i suoi soci attraverso le pagine di un trimestrale in bianco e nero, stampato in 1200 copie. “L’obiettivo nostro è di coinvolgere tutti coloro che ruotano intorno alla nostra associazione – spiega Annalisa Benedetti, responsabile della comunicazione della Uildm – Ma non è solo un rendiconto della nostra attività: trattiamo temi trasversali, di interesse generale, non necessariamente legati alla disabilità. Inoltre, per ogni numero, scegliamo un tema da sviluppare attraverso le immagini”. Per la Uildm, la rivista rappresenta però qualcosa in più: “E’ diventata ormai non solo uno strumento che ci permette di tenere in vita la nostra rete di relazioni e un termometro per conoscere il riscontro e l’apprezzamento dei soci in merito alle nostre iniziative”.
Chi invece ha deciso di puntare tutto su un’altra rete – quella del web – è l’associazione Mosaico, che dal prossimo numero pubblicherà i suoi “Fogli di collegamento” solo in internet: “L’edizione online continuerà ad avere la stessa struttura della rivista, ma a costi inferiori – dice Eleonora Pirrone – e con il vantaggio che invece di uscire una volta ogni tre o quattro mesi sarà aggiornata ogni settimana”. Anche gli argomenti trattati resteranno gli stessi; non si parlerà soltanto di servizio civile, ma anche di pace e non violenza, con rubriche, recensioni e contributi esterni.
Chi di copie ne stampa davvero parecchie è il notiziario del Csi, che due volte alla settimana (il martedì e il mercoledì) viene distribuito in circa centomila copie come inserto de L’Eco di Bergamo. Punto di riferimento per gli oltre 80mila tesserati della provincia, serve innanzi tutto per informare su risultati e classifiche ma anche, come spiega Paolo Seminati, “per raccontare le storie delle nostre mille società sportive e cercare di educare i giovani attraverso lo sport”.
Tante riviste, ognuna con una propria anima e per questo tutte importanti, alle quali va riconosciuto il grande merito di portare nelle case - e quindi di far conoscere - il mondo del volontariato e del non profit, più di quanto non riescano a fare giornali e televisioni tradizionali.

Le reti sociali sul Web


Inviato da Danilo Ruocco il 22 Dic 2008

Costruire e tenere viva la propria rete di contatti è fondamentale per chiunque. Essa, infatti, è alla base di ciò che viene definito il “capitale sociale”, ovvero l’insieme delle relazioni sociali cui ognuno fa ricorso nelle situazioni più diverse.
Il capitale sociale è alla base anche della vita di una organizzazione di volontariato: senza di esso, molto probabilmente, non potrebbe esistere neppure l’associazione (che altro non è che una rete di persone unite da una missione comune, siano essi soci, volontari o donatori).
Il Web può dare un contributo potente per costruire e incrementare il capitale sociale non solo dei singoli, ma anche delle organizzazioni. Infatti, piattaforme per il social networking facilitano gli utenti nella gestione della propria rete di amicizie e contatti, tenendo vive le relazioni (e, quindi, la comunicazione) con gli altri iscritti.
Di social network ce ne sono molti e ognuno di essi si differenzia dagli altri: ci sono social network che hanno come scopo quello di aiutare gli iscritti a trovare lavoro (come LinkedIn), altri frequentati soprattutto da giovani (come MySpace), altri ancora si sono concentrati sui libri (aNobii).
In Italia il social network che si sta diffondendo con maggiore velocità sia tra i singoli, sia tra le organizzazioni (profit e nonprofit) è Facebook (anche il CSV di Bergamo vi ha aperto un profilo). Tale social network è molto semplice da gestire e tenere aggiornato e, una volta creato il proprio profilo, consente, tra l’altro, di creare gruppi tematici (numerosi sono quelli che discutono attorno a tematiche nonprofit), invitare la propria rete di amici a eventi, aderire e/o promuovere una Causa sociale (vedi “Bottega del Volontariato Note & Notizie” n. 50).
Concludendo, con un social network è possibile incrementare il proprio capitale sociale, invitando la propria rete a partecipare a Cause sociali e/o a eventi, praticamente a costo zero e con una rapidità inimmaginabile fino a qualche tempo fa.

Reagire contro il disagio


Inviato da Redazione CSV il 19 Dic 2008

Reazione per lottare contro il disagio: è questa la parola chiave legata al mondo del volontariato che Pina Grassi, ex senatrice e vedova dell’imprenditore Libero Grassi ucciso dalla mafia, sceglie per descrivere la sua attività nel cuore del Quartiere Zen di Palermo.
Quella del Quartiere Zen 2 di Palermo è una storia amara: quella di un luogo di degrado urbano che fa da sfondo a situazioni di profondo disagio familiare e sociale :”Il Quartiere Zen 2 fu costruito e lasciato a se stesso – spiega Pina Grassi – così alcune famiglie vi si insediarono abusivamente trent’anni fa. Nel continuo rimpallo di questa situazione tra il Comune di Palermo e l’Istituto che avrebbe dovuto gestire le Case Popolari, la comunità crebbe e per avere i servizi di acqua potabile si affidò alla gestione malavitosa di un potente mafioso. Dopo trent’anni, per usufrutto, le famiglie hanno ottenuto il permesso legale di abitarvi ma la situazione non è migliorata e la povertà di molte famiglie, la solitudine di tante madri con figli, la difficile realtà degli immigrati, diventano terreno fertile per la mafia che arruola i giovani ragazzini per le proprie attività corrispondendogli dei piccoli compensi purtroppo necessari alle famiglie”.
Lottare contro questa situazione è però possibile e Pina Grassi ci crede da oltre quindici anni: “Con l’Associazione Laboratorio Zen Insieme ci occupiamo dei ragazzi dello Zen 2 e organizziamo attività di asilo, dopo scuola e momenti ludici fornendo servizi alle famiglie e creando momenti formativi, protetti e di condivisione per i ragazzi. E’ una vera attività da acrobati-educatori: ci troviamo a contatto con situazioni drammatiche e allo stesso tempo con la grande vivacità e la voglia innata di futuro dei nostri bambini. Seguiamo decine di ragazzi, ma la situazione è in continuo movimento così come l’assetto delle famiglie. L’Associazione raccoglie attorno a sé anche molte donne che grazie alle attività organizzate insieme hanno potuto aggregarsi attorno a progetti di recupero sociale”.
Le difficoltà sono sempre molte : “I finanziamenti non bastano mai e dobbiamo fare il conto anche con il continuo turn-over dei nostri operatori. Non possiamo offrire contratti a lungo termine, spesso nemmeno un rimborso spese e i nostri giovani volontari, conclusi gli studi, devono giustamente pensare al loro futuro e cercare un lavoro altrove”. Il ricordo di quanto fatto allo Zen 2 resta però sempre vivo : “E’ bello dire che alcuni bambini che abbiamo seguito per anni si sono poi fermati nella nostra Associazione per un po’ di tempo come collaboratori, altre volte invece gli operatori che avevano lavorato con noi hanno deciso di tornare nel poco tempo libero a loro disposizione”.
La continuità di questo operare a favore delle giovani generazioni è seguita quotidianamente da due inossidabili signore ormai mature come Lina Grassi e la Presidente dell’Associazione Beatrice Mortillaro, entrambe vicine agli 80 anni : “Il nostro è un ideale ponte generazionale: il presente di questi bambini è amaro, ma il futuro può ancora essere loro!”

Presso la Biblioteca del Volontario del CSV Bergamo potete trovare il libro
Lo Zen di Palermo : antropologia dell’esclusione / Ferdinando Fava ; prefazione di Marc Auge. - Milano : Franco Angeli, c2008. - 346 p.

Animalcortile attività giovani per il territorio


Inviato da Redazione CSV il 17 Dic 2008

Un mese intenso quello di Animalcortile, che a dicembre si è confrontata con diverse iniziative e manifestazioni, tutte dedicate ai bambini. Prima fra tutte l’animazione durante la manifestazione ‘Albino Shopping Festival’: farfalle, fatine, gatti, tigri sono solo alcuni dei personaggi in cui i bambini si sono trasformati, grazie ai magici trucchi delle ragazze del gruppo.  Attraverso la collaborazione con i commercianti Animalcortile ha potuto allestire due stand in cui truccare i bambini per trasformarli nei loro personaggi preferiti. Non sono mancati Babbo Natale e la renna Rudolph che hanno divertito i passanti e hanno distribuito caramelle e tanta allegria per tutti. «E’ stato un momento importante perché ci siamo cimentati in un’attività nuova, che ha avuto grande successo» spiegano i ragazzi del gruppo. Altro momento importate e ormai tradizionale è stata l’animazione di S. Lucia per le vie di Gandino, in cui i bambini accorsi per vedere S. Lucia e portare la loro letterina hanno potuto gustare una buona merenda distribuita dai ragazzi di Animalcortile. Infine le due iniziative realizzate in collaborazione con la ProLoco di Gandino e con i commercianti. Prima un sabato pomeriggio di festa per i bambini, organizzato presso la biblioteca di Gandino, e poi una domenica di divertimento con stand di animazione, laboratori e gonfiabili distribuiti per le vie del paese e tanta allegria natalizia per augurarsi Buon Natale. «In questa giornata ogni componente del gruppo ha messo a disposizione le sue capacità e qualità per fare divertire e far giocare i bambini del paese. - spiegano i ragazzi - I laboratori che abbiamo organizzato erano a tema natalizio: cornici, pasta di sale, lavori con la lana, mentre l’animazione spaziava dalle sculture di palloncini, giochi e trucca bimbi». Da non dimenticare, infine, la bellissima iniziativa ‘L’istruzione: Luce per il loro futuro’ in cui i ragazzi di Animalcortile hanno raccolto materiale scolastico destinato alla missione in Perù del gandinese Silvio Tonelli.

Parole calde e volontariato


Inviato da Redazione CSV il 16 Dic 2008

Demente, idiota, cretino, deficiente, imbecille, mongoloide, spastico, cerebroleso, non vedente, audioleso, minorato, invalido, inabile, handicappato, portatore di handicap,  disabile, diversamente abile, diversabile…
Scrivere un articolo sulle “parole calde” della disabilità. Una bella sfida. La accetto, non fosse altro perché lavoro per un’associazione che si occupa di persone con disabilità. Il dibattito sui termini da utilizzare in questo ambito è annoso e internazionale. Non coinvolge solo i soggetti direttamente interessati, ma studiosi del mondo accademico, e non solo. Mi documento. Mi ritrovo sommersa di materiale di indubbio spessore e interesse socio-cultural-storico. Ma sono frastornata e, quasi, mi arrendo.
Poi, la lettera di un genitore del Coordinamento bergamasco per l’integrazione (CBI).
La leggo. Il rumore di fondo si placa. Una proposta nuova e concreta. Semplice nella sua profondità. Concentrato in poche “parole”, tutto quanto di intelligente e sensato fosse rimasto da dire. Grazie Antonio.

Cari compagni genitori,
vorrei proporvi una riflessione sulle parole che usiamo per definirci, per definire i nostri figli e quindi le nostre famiglie, le nostre associazioni, le nostre comunità. Una specie di critica, costruttiva, al “concetto” di diversamente abile che alcuni di noi usano, che a me non piace, ma rispetto. La diversità va rispettata e assunta come realtà, su questo siamo d’accordo, vero?
Ecco la riflessione che condivido con voi, una sorta di “superamento” che vi propongo.
A me piace il termine scelto dalla recente convenzione dell’ONU sui “diritti delle persone con disabilità”, disabilità come caratteristica che si ha: ho un lavoro; ho il mal di testa;ho una casa; ho una laurea; ho una disabilità; ho un portafogli… vuoto.
Meglio di aggettivo:  un ragazzo disabile, un alunno disabile, un utente disabile.
Meglio, molto meglio, di aggettivo in funzione di sostantivo: i diritti del disabile; i disabili nella nostra società.
E per i contesti più ampi che la contengono? Famiglie con persone con disabilità; comunità con famiglie con persone con disabilità.
Per la proprietà di inclusione direi che si può dire: persona con disabilità; famiglia con disabilità; comunità con disabilità.
Come con lo zucchero, trecento grammi di zucchero dentro una scatola, dentro un armadio, dentro la cucina, dentro un appartamento.
In quell’appartamento c’è dello zucchero: appartamento con zucchero.
Anche espressioni circonvolute come: associazioni di famiglie al cui interno c’è una persona disabile, diventano molto semplici e pulite: associazioni di famiglie con disabilità.
A me suona bene… a voi?
Io mi sento certamente parte di una famiglia che ha a che fare con la disabilità, una famiglia con disabilità.
Credo che uno dei nostri compiti difficili - uno, ce ne sono molti altri, certamente - sia quello di far conoscere alle nostre comunità di essere comunità con disabilità, condominio, frazione, paese, città. Far conoscere che “ci riguarda” tutti insieme.
lettera firmata.

articolo a cura di Annalisa Benedetti

La parola volontariato nelle notizie


Inviato da Redazione CSV il 15 Dic 2008

E’ facile parlare o scrivere di volontariato, leggere di organizzazioni non profit, discutere di terzo settore e confrontarsi sulle metodologie di cooperazione. Farlo sapendo di che cosa davvero si sta parlando, per trasmettere e comunicare non soltanto i valori che si nascondono dietro a queste parole, ma anche il significato che esse hanno nel linguaggio corrente, è senz’altro cosa più ardua. Sotto l’ombrello di una parola chiave, come ad esempio può essere “volontariato”, rischiano di scivolare via vocaboli altrettanto carichi di significato, che solo in parte possono essere raggruppati nella grande famiglia dei sinonimi, ma che più spesso concorrono a definire un mondo più complesso, che non sempre i mass media sono in grado di raccontarci con i termini  più appropriati. Troppe specificità, troppi argomenti di cui scrivere senza conoscerne le sfumature. E così anche i professionisti della parola a volte cadono nei tranelli. Con quale risultato? L’Italia è senz’altro il Paese della solidarietà (altra bella parola dal significato in parte sconosciuto, eppure così abusata…), con oltre dieci milioni di persone impegnate ogni giorno in attività di volontariato. Eppure a volte il rischio di fare confusione c’è, anche laddove tutto - all’apparenza - sembra chiaro. Le cento parole della solidarietà analizzate dal vocabolario della lingua italiana Devoto-Oli – in un lavoro di ricerca sul linguaggio di settore – ci vengono in aiuto per capire innanzi tutto che “volontariato” e “terzo settore”, che sovente si alternano nelle frasi degli articoli di giornale a mo’ di sinonimi, hanno in realtà due significati differenti. Per capirlo, basta leggere le definizioni delle due parole: per volontariato s’intende “l’attività liberamente e gratuitamente esplicata a beneficio di una o più persone in vari settori, sulla quale si fonda essenzialmente il terzo settore”. Si capisce così che quando si parla di terzo settore ci si dovrebbe riferire non alla pratica del volontariato, ma al complesso delle istituzioni che “all’interno del sistema economico si collocano tra lo stato e il mercato, senza essere riconducibili né all’uno né all’altro”. E qui il gioco va avanti, incatenandosi come gli anelli di una collana: è proprio dalla definizione di terzo settore che si apprende, infatti, come i soggetti che ne fanno parte hanno una loro distinta identità, che a volte invece viene confusa. Ci riferiamo alle cooperative sociali, alle associazioni di promozione sociale, alle associazioni di volontariato e alle ONG (Organizzazioni Non Governative) che, seppure accomunate da un obiettivo (quasi sempre) comune, possiedono tutte una diversa specificità. Le ONG, per esempio, possono essere suddivise in cinque diverse tipologie, tra cui – ma non sono evidentemente le uniche – quelle di volontariato. Ci sono infine altre due “paroline magiche”, usate spesso, e a volte a sproposito, da giornali e tv. “Nonprofit”, ad esempio, in tanti neppure sanno come scriverla: l’espressione è inglese (seppure “profit” derivi dal latino) ma in italiano, ormai, si scrive “no profit”. Sono no profit tutte le organizzazioni che non hanno scopi di lucro, da non confondere, però, con le “Onlus” (Organizzazioni non lucrative di utilità sociale), che per essere tali devono rispondere ai requisiti di un decreto legislativo del 1997 e che, una volta iscritte all’apposito registro, godono di particolari agevolazioni fiscali. Attenzione, dunque, a come si parla e a cosa si scrive: il mondo del volontariato è ampio e variegato, anche in termini linguistici. Conoscerlo e farlo conoscere in maniera corretta non sarà semplice, ma è importante per apprezzare ancora di più i valori ai quali si ispira e che vuole trasmettere.

articolo a cura di Sergio Cotti

Donne e volontariato


Inviato da Redazione CSV il 12 Dic 2008

Sono oltre 21.000 le organizzazioni di volontariato in Italia: in esse operano continuativamente e gratuitamente più di 800.000 volontari, in maggioranza donne. I dati Istat, rilevati nel biennio 2004-2005, ci informano che le donne prevalgono nei settori assistenziali, sanitari e di cura alla persona, nelle attività educative e formative. Anche nelle reti informali di aiuto (famiglia, amici, vicinato) sono le donne a farsi carico del lavoro di cura verso i bambini, gli anziani, i malati e, più in generale, verso chi ne ha bisogno.
Nella nostra provincia sono molte le associazioni al femminile. Donne che aiutano altre donne, come ci conferma Oliana Maccarini, presidente dell’Associazione Aiuto Donna Uscire dalla Violenza: “La sensibilità femminile coglie nel profondo e diventa solidarietà autentica senza pregiudizi per interagire, entrare in sintonia, dare fiducia e speranza alle donne che sono vittime di violenze e maltrattamenti”.
“Le donne, oggi, hanno voglia di mettersi in gioco e il nostro Paese ha bisogno del loro apporto in tutti i campi”, ci dice Rita Nicoli, presidente del CIF comunale di Bergamo. E proprio il Centro Italiano Femminile ha avviato il progetto, finanziato dalla Provincia, “Essere madre nelle diverse culture”: uno sportello di ascolto e di sostegno aperto il venerdì dalle 15.30 alle 17.00 nella Parrocchia di S. Maria delle Grazie in viale Papa Giovanni XXIII a Bergamo.
Margherita Merlini, presidente del Movimento Apostolico Ciechi, ci racconta la sua esperienza: “La maggior parte dei nostri soci sono donne, eppure una presidente donna crea ancora un certo stupore, come se la donna non fosse capace! Certo, l’impegno è notevole, ma la donna non è alla ricerca di notorietà: ciò che conta per lei è lavorare con passione e impegno. La concretezza femminile lascia parlare i fatti, non le parole”.
Anche nelle situazioni più drammatiche le donne sono in prima linea, come nell’Associazione La Melarancia Onlus, impegnata ad aiutare le ragazze costrette a prostituirsi. Ci racconta Marzia: “Incontriamo donne sofferenti, per lo più adolescenti, che non hanno mai conosciuto una vita normale e sono state private di tutto. In un mondo dominato dal denaro noi proponiamo un modello diverso di relazione basato sull’aiuto, senza volere nulla in cambio, ma offrendo un’opportunità di riscatto per costruire una vita nuova. Come donne sentiamo molto questa missione perché ci domandiamo: poteva capitare a me se fossi nata nella parte “sbagliata” del mondo?”.
Donne che aiutano altre donne, come al Centro di Aiuto alla Vita di Bergamo, guidato da Anna Rava Daini: “Siamo una trentina di volontarie, tutte donne: a chiedere il nostro aiuto sono donne incinte che vengono abbandonate e si ritrovano sole. Noi diamo loro affetto e speranza, perché queste donne hanno bisogno prima di tutto di essere ascoltate, seguite, amate. Diventiamo per loro delle vere amiche e scatta un feeling, un’empatia totale, perché capiamo le loro problematiche: siamo solidali proprio perché sappiamo cosa significa essere donne e madri”.
Un’altra realtà di volontariato tutta al femminile è l’Associazione S. Francesca Romana, composta da oltre 7000 vedove bergamasche e presieduta da Elvira Scaravaggi ved. Turini: “La vedovanza è dolore, sofferenza, solitudine: il nostro compito non è facile, ma nel ministero della consolazione vogliamo farci prossimi a chi sta vivendo quello che anche noi abbiamo passato. Non è facile aprirsi nei momenti difficili della vita, e per questo abbiamo avviato il Progetto Giuditta, un telefono amico a cui tutti si possono rivolgere per avere conforto e sostegno”.
Solidarietà è la parola chiave anche per la Sezione femminile della Croce Rossa Italiana. “Aiutare è il nostro compito”, ci spiega in poche parole Angela Manzoni Giavazzi a nome delle 185 iscritte sul territorio provinciale.
E non ha dubbi sul suo impegnativo ruolo nemmeno Maria Grazia Colombo, presidente nazionale dell’Associazione Genitori Scuole Cattoliche: “Un impegno di volontariato è molto in sintonia con l’essere donna; non diventa un impegno in più, ma un’espressione concreta per vivere la mia vita in tutti i ruoli: moglie, madre, lavoratrice e volontaria con uguale responsabilità, motivazione ed entusiasmo. Sottolineo però che ci vuole serietà, che non vuol dire fatica, ma convinzione: questa cosa mi interessa e mi realizza. E allora il tempo si trova per fare tutto”.
“Essere donna da un lato complica l’esistenza, dall’altro la arricchisce”, è il commento di Edvige Invernici, presidente provinciale dell’Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare Onlus, che aggiunge: “Il bilancio, solitamente, risulta positivo. Essere anche volontaria permette di vivere una dimensione altrettanto complessa e ricca. Quante volte sono tornata a casa stanca, ma consapevole di essere stata d’aiuto alle persone con disabilità, a qualche mamma preoccupata, a un papà disorientato. Ci sono giorni in cui potrei prendere appunti sui mobili, ma la polvere val bene un corso di formazione, un convegno, un confronto ai tavoli in cui si ragiona sulla politiche sociali, una visita a chi vive in difficoltà. Soprattutto se il marito condivide”.
E per fare un esempio di cosa sono capaci le donne, basta citare Mimma Montanelli ed Isa Taramelli Sartori del Comitato di Chirurgia Pediatrica degli Ospedali Riuniti di Bergamo: in pochi anni sono riuscite in una missione che sembrava impossibile, cioè raccogliere milioni di euro per realizzare il reparto di terapia intensiva e subintensiva, poliambulatori specialistici, strumentazioni e Casa Eleonora, una struttura di accoglienza per i bambini malati e le loro famiglie.

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Intervista a Giangi Milesi


Inviato da Danilo Ruocco il 3 Dic 2008

La grande sede del CESVI in via Broseta a Bergamo è stipata di postazioni di lavoro organizzate in “isole” e aree tematiche. C’è chi si occupa dei donatori, chi dei progetti all’estero, chi della comunicazione e chi dell’educazione. Sento parlare qualcuno in italiano e molti in inglese. Ogni postazione di lavoro è dotato di un pc (spesso portatile) e di una linea telefonica che, come mi viene spiegato, utilizza la tecnologia VoIP (voice over ip) che consente di abbattere le spese. Alle postazioni di lavoro si alternano una cinquantina di persone.

Cosa è il CESVI?

Quali sono i rapporti tra CESVI e i suoi donatori?

Cosa vuol dire cooperare?

Volontariando: il video della Festa


Inviato da Danilo Ruocco il 24 Nov 2008

Insieme verso gli altri a Sarnico il 13 e 14 settembre 2008

La ricerca progetta il futuro e la speranza


Inviato da Clelia Epis il 21 Nov 2008

“La ricerca progetta il futuro, la conoscenza, l’aiuto e la speranza” sono queste le parole scelte da Daniela Guadalupi Presidente della Fondazione ARMR (Aiuto alla Ricerca Malattie Rare) per accompagnare la consegna delle Borse di Studio e dei Grant di Ricerca assegnati dalla Fondazione stessa per l’anno 2008/2009. Nella cornice della Sala Borsa Merci a Bergamo, sono stati assegnati un grant di ricerca Europeo di 2.500 euro ed uno extra europeo di 3.000 euro e ben 6 borse di studio da 15.000 euro cad., oltre a straordinari contributi di ricerca per un totale di 103.000 euro erogati.
“Raccogliere fondi per finanziare borse di studio da dedicare alla ricerca sulle malattie rare: è l’obiettivo principale della nostra Fondazione – dichiara la presidente Daniela Guadalupi – tenuto conto di quanto fatto negli anni precedenti, ad oggi, siamo riusciti a sostenere gli studi di più di 80 brillanti giovani ricercatori ”.
La Fondazione A.R.M.R. lavora inoltre per diffondere informazioni e documentazioni relative ai servizi offerti ai malati, ai familiari e ai medici : “Ci impegniamo per far conoscere l’esistenza e le attività del Centro per la Ricerca delle Malattie Rare “Aldo e Cele Daccò” di Ranica dell’Istituto Mario Negri,che fornisce gratuitamente la propria consulenza”.
La serata è stata inoltre interessante occasione per ascoltare anche la tavola rotonda, coordinata dal Professor Remuzzi, nella quale si sono confrontati i ricercatori dell’Istituto Mario Negri attorno al tema “Geni, proteine e Malattie”.
La lotta alle malattie rare conterà dunque sull’attività di ricerca di Osele Ciampi (borsa di studio Fondazione della Comunità Bergamasca), Monica Cortinovis (SorRiso per la Ricerca), Piera Trionfini (Ascom BG, Consorzio Pasticcieri Bg.schi), Cinzia Rota (Circuito Golfistico), Monica Locatelli (Delegazioni: Lugano, Genova, Monte Argentario e Noto), Mariangela Sanfilippo (Banca d’Italia sedi di Bergamo, Brescia, Cosenza, Genova e Torino), Roberta Cornolti (Grant di ricerca Maria Rita Andaloro e Angelo Serraglio), Mauro Abbate (Gruppo Volontari di Serlvino “Noi x loro”), Michela Cunietti (Contributo di ricerca in ricordo di Giuseppina Bartesaghi), Cinzia Rota (Ass.ne Fiera S.Matteo), Sara Parodi (Lamiflex S.p.a.), Chiara Mossali (Pellicceria Pagano).
È stato inoltre assegnato a Ilario Testa il premio fondazione Aiuto alla ricerca delle malattie rare (Armr) 2008 per essere stato esempio di grande rigore morale, testimone di ricerca imprenditoriale sviluppata a livello internazionale.

Informazioni :Fondazione ARMR Via Camozzi 24020 Ranica BG
Tel. 035- 671906 www.armr.it- presidenza@armr.it

A traccia di se stessi attraverso la mappa dell’AutoMutuoAiuto


Inviato da Clelia Epis il 21 Nov 2008
conferenza stampa di presentazione a sinistra la presidente AMA Bg Tiziana Gasparini e il Dott. Andrea Noventa

conferenza stampa di presentazione a sinistra la presidente AMA Bg Tiziana Gasparini e il Dott. Andrea Noventa

Un’antica mappa della provincia di Bergamo come traccia per condurre ai “luoghi” cari dell’anima attraverso l’ascolto, il conforto, la condivisione: è questa l’immagine scelta dall’Associazione Auto Mutuo Aiuto Bergamo per presentare il nuovo volume di studio pubblicato in collaborazione con il CSV Bergamo e che documenta in modo completo i gruppi di auto mutuo aiuto attivi sul nostro territorio.
Lo studio realizzato in occasione del decennale dalla fondazione di A.M.A. Bergamo traccia una mappatura completa delle realtà di self help che si sono sviluppate nella nostra provincia e vuole essere fonte di conoscenza per la cittadinanza che, spesso, manca d’informazione in relazione a queste realtà come spiega la presidente di A.M.A. Bergamo Tiziana Gasparini.
La nuova guida si pone due obiettivi
“Vogliamo offrire ai bergamaschi uno strumento di facile consultazione dal quale attingere informazioni utili per orientarsi nel mondo variegato dell’aiuto non professionale, ma anche un supporto per gli operatori del settore che dia loro modo di  conoscere e valorizzare queste preziose risorse informali. Sono state stampate 2.500 copie in distribuzione in tutta la provincia ad enti, associazioni, istituzioni e naturalmente  a tutti i gruppi A.M.A.”.
Sono sempre molteplici le attività organizzate dall’Associazione
“I nostri gruppi aperti affrontano molte tematiche: dalle dipendenze affettive, al supporto per genitori separati, dalle famiglie dei disabili, alle dipendenza da gioco o quelle alimentari, dalla gestione del lutto a quella del dolore per la malattia di chi ci è caro, fino al disagio esistenziale delle depressioni. Poniamo molta attenzione alla formazione dei volontari dei gruppi A.M.A. con l’attivazione ogni anno di un corso che offre loro la base teorica per lavorare con noi e che quest’anno è stato programmato per il 28-29 novembre”.

Informazioni
ASSOCIAZIONE A.M.A. Bergamo
Consorzio “La Cascina” Via Ronco Basso 13 24018 Villa d’Almè Bergamo
Cell.333-1337904 e-mail amabg@libero.it www.automutuoaiutobergamo.org

Costruire un futuro di pace


Inviato da Clelia Epis il 14 Nov 2008

Milano e l’Italia sono stati capitali di un nuovo pensiero tra il 17 e il 19 ottobre in occasione del Forum Umanista Europeo: la forza della non violenza”: un’iniziativa di spessore continentale volta a promuovere la forza della nonviolenza e alla quale hanno aderito portavoce da tutto il mondo. Si è lavorato per la costruzione di un’Europa aperta al futuro, ricca nelle sue diversità, accogliente nelle sue isitutizioni, non violenta e solidale nelle sue azioni, capace di aprire i nuovi orizzonti e i nuovi cammini che l’essere umano ha bisogno di percorrere. Fin dal 1993 il Forum lavora per combattere la violenza attraverso l’incontro, la parola, la discussione e la sensibillizazione.
Tra le iniziative presentate vi è anche la Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza che partirà il 2 ottobre 2009 dalla Nuova Zelanda per concludersi il 2 gennnio 2010 sulla Cordigliera delle Ande in Argentina “Perché si ascolti la voce di milioni di persone in tutto il mondo che vogliono la pace e la fine della guerre e di ogni forma di violenza- spiega Giorgio Schulze portavoce del Forum Umanista Europeo – questa sarà la prima marcia mondiale che percorrerà tutto il pianeta chiedendo la fine delle guerre, delle armi nucleari e di ogni tipo di violenza”.
Quella della marcia sarà un’azione diretta, così come diretta e attiva è la forza della nonviolenza, volta ad ottenere la riduzione progressiva degli armamenti, la firma di trattati di non aggressione per ricattare la parte migliore delle diverse culture. Il cammino si suddividerà in diverse tappe che toccheranno 6 continenti, 90 Paesi, 160 confini, per una distanza totale di 160.000 km. Per la logistica sono stati organizzati 40 tragitti in treno, compreso quello transiberiano, 14 tragitti in aereo, 25 tragitti via acqua, 100 tragitti via terra con fuoristrada, pullman, automobili, moto, biciclette e tratti a piedi. Sono compresi i tragitti Parigi-Dakar e Nordamerica-Sudamerica lungo la cordigliera delle Ande.
La marcia attraverserà tutti i climi e passerà dalla steppa siberiana ai deserti del Sahara, per toccare anche l’Antartide. Durante i 90 giorni si passerà due volte per le 4 stagioni dell’anno e nel suo percorso la Marcia Mondiale dovrà oltrepassar luoghi situati a 5000 metri di altitudine.
All’evento parteciperanno 50 membri di equipe stabile, 500 organizzazioni co-organizzatrici, vi saranno 100 incontri con rappresentanti politici e governi ed è stimata la partecipazione di 1 milione di persone. Tutte le informazioni si possono avere su www.marciamondiale.org oppure scrivendo a italia@marciamondiale.org i riferimenti sono questi anche per inoltrare la propria adesione.
Muovere alla solidarietà e ad una sensibilità nuova capace di instaurare dialogo fra i popoli e incoraggiare alla speranza sono dunque gli obiettivi che il Forum si è posto per i prossimi anni e attorno al quale si ritroveranno tutti gli aderenti a Praga nel 2010.

Una delegazione di volontari Slovacchi a Bergamo


Inviato da Clelia Epis il 12 Nov 2008
I volontari slovacchi in Città Alta

I volontari slovacchi in Città Alta

“Noi slovacchi a scuola di volontariato” sono queste le parole che i rappresentati della delegazione di volontari slovacchi, inseriti nel progetto Think Future, Volunteer Together hanno scelto per salutare Bergamo e commentare i tre giorni passati in Lombardia per conoscere direttamente le realtà di volontariato italiane.
Guidata da Anteas, Auser e Csv, la delegazione ha visitato a Treviolo, Dalmine, Pedrengo e Treviglio alcune realtà legate all’assistenza degli anziani e all’inserimento dei ragazzi disabili in diversi ambiti lavorativi.
“Dall’Italia – commentano all’unisono i volontari -  porteremo nel nostro Paese idee, entusiasmo e modelli di organizzazione”.
Il progetto, voluto da Spes, associazione promozione e solidarietà del Centro di Servizio per il volontariato del Lazio, in collaborazione con Cev (Centro europeo del volontariato) e con i Centri nazionali dei Paesi coinvolti, finanziato dalla Commissione europea e che coinvolge le associazioni italiane Ada, Anteas e Auser, è nato da uno studio relativo allo stadio psico-fisico degli anziani nei Paesi exsovietici : “Il progetto di Spes si è posto l’obiettivo di far rivalutare il volontariato nei Paesi della nuova Europa: Slovacchia, Slovenia, Ungheria e Romania – ha spiegato Helena Keiski, country manager dell’associazione, presieduta da Renzo Razzano – l’iniziativa si svilupperà nel corso di due anni e coinvolgerà cento volontari che in delegazioni di dieci visiteranno l’Italia”.
Dalla Slovacchia a Bergamo dunque per carpire i “segreti” del volontariato italiano, “fiore all’occhiello dell’Europa”. La delegazione era composta da dieci cittadini slovacchi provenienti da cinque diverse città, scelti appunto per partecipare al progetto europeo Think future, volunteer together.
La delegazione slovacca, costituita da Hana Gazova, Veronika Kopunkova, Maria Chovanova, Valeria Wilgova,Helena Nagyova, Aurelia Humenikova, Stefania Rovnanikova, Maria Liptakova, Stefan Beres e Lubica Galisova, dopo una visita di grande interesse a Roma alla scoperta del volontariato locale si è trasferita a Bergamo per accrescere la propria conoscenza del volontariato italiano.
Il Centro Servizi Volontariato di Bergamo, in piena condivisione con Auser e Anteas, ha organizzato i tre giorni di permanenza del gruppo il quale, accompagnato da Anteas giovedì 23 ottobre, ha visitato il Centro diurno integrato Arioli Dolci di Treviolo, ha assistito a Dalmine alla consegna dei pasti a domicilio e ai servizi di volontariato interni alla Rsa Casa San Giuseppe e poi ha fatto tappa alla cooperativa sociale Bergamo di Pedrengo; il venerdì 24 con Auser è stato a Treviglio per poi concedersi per la mattinata conclusiva di sabato 25 ottobre una visita nel cuore della Città Alta e alla mostra “L’accademia Carrara nel cuore della città”.
“L’opportunità dataci da questa iniziativa è immensa – ha spiegato Veronika Kopunkova, presidente e direttore della Croce Rossa slovacca – avremo così modo di osservare e fare nostri numerosi progetti, portando così in Slovacchia idee ed entusiasmo”. Veronika ha poi spiegato come le condizioni del volontariato slovacco non siano favorevoli: poche le persone coinvolte, in particolare donne, e poche le strutture utilizzabili, che vengono gestiste da enti statali locali. Le realtà esistenti fanno capo per la maggior parte alla Chiesa e alla Croce Rossa, poiché fino al 1989, anno della caduta del muro di Berlino, il volontariato si attuava in modo diverso, secondo la linea direttiva del regime sovietico e con attività di carattere prettamente aggregativo svolte da associazioni legate al partito. “Ora molte associazioni non esistono più – ha detto Veronika – è rimasta la noce sana del volontariato slovacco, che porta avanti attività benefiche a favore di chi ne ha veramente bisogno, anche se tra mille difficoltà”. Veronika Kopunkova ha poi tracciato un panorama dell’attuale volontariato slovacco, evidenziandone le differenze con quello italiano: “Le attività di volontariato in Italia sono elaborate e differenziate, vi è più attenzione ai servizi, più professionalità, rispetto a quanto avviene in Slovacchia”. “Siamo rimasti colpiti in particolare dal progetto di assistenza telefonica agli anziani Filo d’argento dell’Auser di Treviglio”, ha osservato Melena Nagyova, membro della Croce Rossa slovacca.
Attraverso il programma ricco di visite nella provincia di Bergamo, la delegazione ha potuto osservare le diverse facce del volontariato italiano, in diversi ambiti di applicazione, traendone molti spunti. “Stanno sbocciando man mano idee e progetti per il futuro, che ci consentiranno di costruire una rete nuova di volontariato nel nostro Paese”, ha precisato Hana Gazova, anch’essa membro della Croce Rossa. “Ammiriamo moltissimo il vostro lavoro e l’entusiasmo che abbiamo trovato qui –ha dichiarato Veronika Kopunkova – lo faremo nostro e lo porteremo in Slovacchia per dare vita a nuovi progetti e iniziative, sulla base di quanto raccolto in Italia.
L’esperienza ha compreso anche momenti emozionanti come quando – raccontano le operatrice del CSV che hanno accompagnato il gruppo in Città Alta – “Davanti allo storico lavatoio di via Mario Lupo, le volontarie ci hanno preso per mano e hanno intonato antichi canti popolari slovacchi”.
Lo scambio culturale e di visione sul mondo del volontariato è stato apprezzato da tutti partner del progetto: “Questa iniziativa ci ha permesso di constatare come il senso profondo dell’impegno volontario gratuito accomuni le diverse esperienze di popoli e nazioni – commenta il Direttore del CSV Bergamo Danilo Ruocco – la collaborazione è stata più che positiva e siamo già stati contattati per una collaborazione futura”.

Una comunicazione di valori


Inviato da Clelia Epis il 11 Nov 2008
Franco Bomprezzi e Marco Binotto al convegno "Cosa hai detto? La Comunicazione sociale. Nuove definizioni, inedite relazioni" svoltosi a Bergamo il 7 novembre

Franco Bomprezzi e Marco Binotto al convegno

“Cosa hai detto?”…e pone la mano vicino all’orecchio: è così che Franco Bomprezzi, giornalista di Vita e di Superando.it, sceglie di commentare gli argomenti attorno al quale ha deciso di moderare il convegno su La Comunicazione Sociale organizzato da UILDM e CSV Bergamo.
“Cosa hai detto” – ripete e aggiunge : “il problema che dobbiamo affrontare è proprio la mancanza di ascolto, che sta alla base della comunicazione, e ci aiuta ad evitare l’autoreferenzialità.
Proprio la mancanza di comunicazione è il male oscuro della nostra società e questo emerge con più evidenza nel mondo del sociale perché non vi sono molte risorse, come avviene invece nel settore del profit, dove alla mancanza di  relazione si sopperisce con  un bombardamento continuo di vuoti messaggi finanziati da grandi campagne pubblicitarie”.
L’analisi sulla mancanza di comunicazione si spinge necessariamente lungo i confini più ampi dell’indagine sociale: “La mancanza di risorse dovrebbe spingere il terzo settore ad aguzzare l’ingegno stimolandone la creatività, arrivando con pochi mezzi alla trasmissione del messaggio con efficacia, ma spesso questo non avviene e tutto si semplifica arrivando ad essere banalizzato”.
Un rischio dettato dall’abitudine del pubblico a prestare attenzione solo ai format comunicativi legati alla rapidità della TV : “Vi è una nuova e imperante categoria: quella della gente, che è ben diversa da quello che possiamo definire un pubblico, e che si limita ad ascoltare ma non a partecipare”.
Come può il mondo del sociale superare tali barriere? :“Ad una comunicazione di prossimità, legata alle singole Odv, il terzo settore deve riuscire a concretizzare la grande potenzialità legata ai valori dei messaggi che vuole trasmettere. Riuscire a tessere collegamenti tra le varie realtà associative e portare alla luce la condivisione di bisogni, è la soluzione per arrivare a soluzioni efficaci. Fare rete però è difficile e faticoso, perché comporta porsi sul piano della relazione, dell’ascolto e questo significa mettersi in gioco”.

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